Dimensione acqua: la pura coscienza di esistere


Un articolo autobiografico di Keli Procopio pubblicato su Osho Times di aprile 2017, nel quale racconta il suo incontro con Osho e con il Watsu.

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Dimensione Acqua: la pura coscienza di esistere - di Keli Procopio

Quando avevo 14 anni, volevo cambiare il mondo. Ero certa che il mio contributo, unito a quello di altri ricercatori, avrebbe segnato la fine delle guerre e avrebbe posto le basi per una convivenza più sana e consapevole su questo pianeta. Ero impegnata in vari comitati per la pace e collaboravo con diverse associazioni giovanili più o meno politiche. Fu proprio a un Festival dell’Unità che entrai in contatto con il mondo di Osho… La figura di un uomo, totalmente vestita di arancione, ovviamente barba e capelli lunghi, mi apparse dinnanzi. In mezzo ai vari dibattiti politici lui era lì, con i suoi Tarocchi. Ovviamente mi precipitai per una lettura e pochi giorni dopo ero a casa sua per sperimentare quello che diede la direzione alla mia vita: la mia prima Kundalini. Mi fu chiaro da subito che quella era la via che volevo percorrere.

Negli anni che seguirono proseguii gli studi e mi iscrissi a Psicologia, alternando le lezioni all’Università ai libri e alle meditazioni di Osho.

Quando nel 1987, con il mio fidanzato di allora, decidemmo di partire per l’India, ancora più chiaramente capii quello che volevo fare nella mia vita. Incontrai Osho di persona, per la prima volta, a “Poona due”, e fu folgorazione. Iniziai a comprendere che non potevo cambiare il mondo, ma potevo trasformare me stessa, e lì il percorso ebbe inizio. Inutile dire che lasciai l’Università e ovviamente anche il fidanzato.

Gli anni che seguirono li passai a Pune, assorbendo il maestro in ogni sua parola, in ogni suo gesto e facendo decine e decine di gruppi. L’unica cosa che mi importava era stare a fianco di Osho e nel Buddhafield a vivere un sogno di vita, insieme ad altri ricercatori e compagni di viaggio.

Nel miei momenti in Occidente, approfondivo il mio interesse per il lavoro corporeo e mi diplomai come Operatore Shiatsu e Respiro. Nei periodi invernali mi tuffavo a capofitto a Pune, dove peraltro vidi per la prima volta il libro di Harold Dull che parlava di Tantra Bodywork in acqua, quello che poi divenne Watsu, e una lampadina mi si accese.

Rimasi a Pune fino a che Osho non lasciò il corpo e la notte in cui celebrammo la sua morte in Buddha Hall, ricevetti un chiaro messaggio: “Torna in Occidente e condividi tutte le esperienze che hai vissuto nel Buddhafield, condividi la meditazione…”.

Con questo sogno nel cuore e con le infinite coincidenze della vita, arrivai dopo qualche mese a Pavia, dove, con il sostegno di una mia cara amica, aprii un Osho Center, Osho Nereide. Un progetto di giovani con tantissimo entusiasmo che per 10 anni contribuì a portare diverse persone vicino a se stesse e alla meditazione. Fu semplicemente naturale mettermi a disposizione per creare uno spazio dove incontrarsi, meditare e sperimentarsi insieme.

Quello fu solo l’antipasto di un progetto ancora più intenso e totalizzante: aprire una Comune di Osho.

Nel 2000 mi fu proposto di prendere parte alla realizzazione della Osho Circle School, un posto meraviglioso nell’entroterra di Rimini, per vivere insieme nella visione del maestro. L’esitazione durò poco, il richiamo della tribù di Osho fu forte e per i successivi 10 anni, insieme a un gruppo di amici, mi dedicai totalmente alla realizzazione di questo sogno e a dare vita a uno spazio di luce dove vivere, meditare, crescere insieme, offrendo uno spazio in una natura strepitosa, così che le persone potessero approfondire la meditazione e il lavoro di Osho attraverso i suoi migliori terapisti. Nei progetti iniziali c’era anche quello di costruire una piscina dedicata alla divulgazione di Watsu e della “dimensione acqua”. Poi, diverse vicissitudini burocratiche avevano purtroppo fatto decadere questa prospettiva.

L’esperienza della Comune è stata decisamente un passaggio fondamentale nella mia vita di ricercatrice, un’esperienza che ha segnato profondamente la mia anima e il mio cuore, oltre che le mie competenze professionali. E quando le esperienze di vita sono intense e totali, 10 anni possono racchiudere vissuti di una vita intera! Nel 2015 decisi, dopo un lungo travaglio, di lasciare la Comune e di ritornare nel mondo, ma senza perdere la connessione e la collaborazione. Purtroppo, vicende pratiche non hanno reso possibile continuare l’esperienza, quindi lo scorso anno la Osho Circle School ha celebrato la sua chiusura. E durante il week-end in cui alla School si festeggiavano gli anni trascorsi, salutando tutti gli amici, io ero già parte di una nuova astronave in partenza: in quegli stessi giorni inauguravo con un gruppo Watsu la struttura Osho Sagar a Miasto. Questo è quello che si dice: “alla velocità della luce” e io aggiungo “alla velocità stratosferica di Osho”, che è stato per me, come per molti, un maestro che mi ha spinto a vivere nel presente, a lasciare andare il passato, inchinandomi e ringraziandolo, tuttavia senza abbandonare vincoli o legami con esso.

A un certo punto del mio viaggio, agli inizi degli anni ‘90, la “lampadina” sul lavoro in acqua che mi si era accesa nei primi anni a Pune divenne un vero e proprio faro. Tornata da uno dei viaggi dall’India, cercai questa pratica in acqua, di cui poco sapevo, Watsu. In Italia non era molto conosciuto, tuttavia trovai un gruppo a Montegrotto Terme e, letteralmente, mi ci tuffai: fu amore a prima vista. Mi innamorai di Watsu e del suo potenziale, frequentai tutti i gruppi possibili e iniziai anche a proporre io stessa le prime esperienze acquatiche unendo il lavoro sul corpo e la meditazione. In maniera molto pioneristica, cominciai a proporre nei gruppi anche le meditazioni di Osho in acqua. La prima fu la Kundalini, e continuai a sperimentarne diverse. L’effetto era amplificato e i risultati nei gruppi di Watsu sorprendenti.

Incontrai il suo creatore, Harold Dull, nel 1995 e da allora ho continuato a seguirlo e a lavorare con lui. Harold è oggi un’ottantenne con una grande creatività e umiltà che fanno di lui un grande personaggio.

Siccome in Italia non esisteva una vera Scuola di Formazione, a un certo punto pensai: “Be’, perché non aprirne una?”. Nel 2000, in contemporanea con l’apertura della Osho Circle School, fondai, insieme ad altri 4 insegnanti, la prima e unica Scuola italiana: Watsu Italia.

Watsu non appartiene al mondo di Osho, ma sin dall’inizio è stato per me un percorso le cui tappe sono andate di pari passo con la mia connessione con il maestro.

Fin da bambina ho amato l’acqua. Amavo nuotare con mio papà “al largo” e sognavo di avere, da grande, una casa con piscina. Tutti miei viaggi, tralasciando il periodo indiano, (ma anche lì non appena potevo mi prendevo un break per recarmi al mare a Goa,) li ho pianificati in funzione di incontrare un nuovo mare cristallino, un nuovo oceano dentro il quale potermi inabissare e fondermi con le sue creature. Trovo nell’elemento acqua un immenso potenziale di meditazione e silenzio, una possibilità di immergermi nel profondo del mio essere e rilassarmi, lasciandomi cullare dalle onde.

Nell’incontro con Watsu ho visto fondersi tutte le mie esperienze legate alle diverse pratiche corporee, dallo Shiatsu, al respiro alla meditazione. Esso stimola fortemente in me la dimensione giocosa e creativa… Keli, il mio nome, significa “gioco”. Mi piace condividere la mia passione per l’acqua e il suo enorme potenziale: in acqua tutto diventa più leggero e nello stesso tempo si amplifica. Oramai sono quasi 20 anni che conduco gruppi in acqua, sia esperienziali che di formazione, e ancora oggi continuo a meravigliarmi ed emozionarmi per come le persone siano “toccate” nel profondo, e per la velocità e immediatezza con cui il corpo si lascia andare e si rilassa. Watsu è praticato in acqua a temperatura corporea, e il calore stesso stimola e aiuta il processo di “let-go” insito nella dimensione fluida.

Per ognuno di noi l’acqua ha una valenza potente e unica, simboleggiando diversi stati d’animo e percezioni che hanno a che fare con esperienze realmente vissute o legate a un immaginario inconscio. Certo è che tutti nell’acqua ritorniamo agli albori del tempo e all’acqua amniotica dove il feto si sviluppa in 9 mesi di crescita e cambiamento. Non c’è da stupirsi dunque se quando stiamo galleggiando in acqua, soprattutto se riscaldata, il nostro sistema attiva tutta una serie di sensazioni, ricordi, memorie corporee che riportano a quello stato dell’essere dove si era uno con il Tutto, in totale fusione con l’esistenza. È in questo spazio di coscienza dove non esiste separazione alcuna che possiamo riconoscere quella verità che risiede dentro di noi: siamo tutti Uno, siamo tutti parte del Tutto.

E questa unione la possiamo ritrovare dentro di noi e con la persona che ci sta sostenendo facendoci amorevolmente danzare nei flussi dell’acqua. Al di là delle tecniche che si possono apprendere e creare, Watsu è un’esperienza di profonda connessione e unione prima di tutto con noi stessi, poi con la persona che ci sostiene, con l’acqua, con tutti gli elementi e con tutto il pianeta.

Come è accaduto per tanti altri ambiti non puramente scientifici, anche per la dimensione acqua sono state fatte avanzate ricerche in ambito neurofisiologico; tra queste mi piace citare quelle condotte dal dott. Nitamo Montecucco sull’attività cerebrale di persone durante i bagni nelle acque termali che hanno mostrato un forte aumento della sincronizzazione cerebrale che può permanere a lungo.

Per sincronizzazione cerebrale si intende una coerenza tra le onde dei due emisferi, la parte destra del cervello che comunica con la parte sinistra. Non più separati, razionale o intuitivo, maschile o femminile, ma due parti che possono scambiarsi informazioni, comunicare tra loro, inviare messaggi, creare il terreno per una salute globale.

Questi esperimenti hanno anche dimostrato che quando due persone entrano insieme in una vasca termale questa profonda connessione avviene anche tra i loro cervelli e i loro corpi: una sottile empatia che permette una comunicazione profonda al di là delle parole, una comunicazione fatta di silenzi, di risonanze, di battiti di cuori.

Quando da Miasto mi comunicarono la loro intenzione di aprire una piscina calda, e mi proposero di prendere parte al progetto portando la mia esperienza nel Watsu e nel lavoro corporeo acquatico il mio cuore fece salti di gioia; la possibilità di condividere l’ “atmosfera acqua” nel Buddhafield di Osho è per me un dono immenso di cui sono profondamente grata. Sempre a Miasto sto continuando a proporre anche alcune tecniche di meditazione di Osho adattate alla dimensione acqua: tanti le hanno già sperimentate e anche in questo caso l’elemento fluido facilita molto il rilassamento e lo spazio di meditazione. In questo primo anno di proposte Watsu a Miasto ho visto tanti volti stupiti, tanti cuori toccati dalla meraviglia, tanti occhi emozionati e increduli dello spazio che l’acqua ha creato dentro di loro. In acqua, nell’esperienza di dare e  ricevere Watsu, le barriere invisibili che ci separano l’un l’altro si sciolgono come neve al sole, per lasciare spazio alla pura coscienza di esistere.