A man of Osho


Il 27 gennaio del 2015 Veeresh Yuson lascia il corpo; Osho Times chiede ad Arshad e diverse altre persone di scrivere qualcosa su di lui. Qui l'articolo scritto da Arshad Moscogiuri, pubblicato su Osho Times n° 217, marzo 2015.
La riproduzione totale o parziale del testo è consentita previa citazione delle fonti e dell'autore (Arshad Moscogiuri per "Osho Times Italia"l).

 
A MAN OF OSHO
di Arshad Moscogiuri

Veeresh alla Osho Circle School nel 2011A quei tempi, vagavo inseguendo un bisogno sconosciuto.
Camminavo nel deserto, con il mio fagottino sulle spalle, alla ricerca di un’oasi dove trovare un po’ d’acqua e di ombra. Non sapevo se la strada fosse giusta, non sapevo neppure se un’oasi ci fosse. Però cercavo, con fiducia disperata. Non che fosse un vero deserto, beninteso. Fossi certo che abbia un senso, direi che si trattava della desolazione della mia anima, affermerei che mi muoveva la sete del cuore. Quel che è fuor di dubbio è che, un giorno, arrivai davanti a un meraviglioso giardino. Fino a un attimo prima c’era soltanto sabbia; superata l’ultima duna, sorse all’improvviso in tutta la sua magnificenza.
Doveva essere veramente splendido! Lo si capiva già da lontano e, man mano che mi avvicinavo, intravedevo lussureggianti conferme.
Rimasi attorno a lungo. Girai e rigirai tutto il perimetro esterno, cercai di saperne quanto fosse possibile, sostai notti e giorni davanti all’ingresso spalancato. Esitai così per due anni, senza mai entrare.
Era strano: il giardino mi attraeva come null’altro al mondo, ma… quelli che venivano dal giardino suscitavano in me un involontario sospetto che suggeriva di starne alla larga. Così, non riuscendo a spiegare l’apparente contraddizione, orbitavo attorno alla più bella delle oasi e sudavo a due passi dal fresco. 
Sarei rimasto là fuori fino a oggi, forse, se un giorno non fosse capitata una felice coincidenza.
Mentre ero intento a distrarmi con la mia attenzione, percepii un profumo. Era diverso da qualsiasi aroma avessi sentito prima, eppure sembrava lo conoscessi da sempre. Risuonava in me. Allora lo inseguii e scoprii che proveniva da alcuni morbidi e coloratissimi fiori, in mano a persone variopinte. Non solo il profumo, ma anche quella gente sembrava risuonarmi dentro! Con mia grande sorpresa, seppi che venivano proprio dal giardino incantevole. Mi trovavo benissimo con loro e quel fastidioso senso di sfiducia pareva scomparso.
Così, trovai amore che sciolse sufficiente paura da concedermi di entrare nell’oasi, dove i sensi mi condussero verso quella pianta odorosa che aveva fatto sbocciare fiori tanto deliziosi. Se non fosse stato per quei fiori, credo che non avrei mai conosciuto questa foresta verdeggiante che sto ancora esplorando.

L’anno in cui finalmente entrai era il 1987.  Il giardino era quello di Osho, allora Bhagwan, cioè il frutto del suo lavoro nel mondo così come potevo vederlo allora dall’Italia, attraverso i suoi sannyasin e i suoi libri. Per me, giovane inconscio e arrogante ribelle, i sannyasin che avevo visto fino a quel momento erano troppo distanti. Distanti culturalmente, socialmente, economicamente. In poche parole, li avevo categorizzati come borghesi un po’ annoiati con i quali non avevo proprio niente a che fare. Che strana dicotomia: mi piaceva così tanto il Maestro e così poco i suoi discepoli!
Per arrivare a Osho, avevo bisogno di qualche specchio in cui vedermi più simile.
Se questo è stato possibile, lo devo in massima parte all’amore e alla verità di una persona che ha portato davvero tanta gente nel giardino del Maestro: la pianta di quei fiori profumati l’ha seminata Sw. Anand Veeresh, al secolo Danny Yuson.
 
Nello scrivere queste righe su di lui, però, non ti parlerò di chi era o di chi è stato, perché è superfluo. Sono sufficienti i cuori che ha toccato, le persone che ha unito, gli orizzonti che ha spalancato. Basta tutto ciò che ha fatto, quello che ha scritto, musicato, dipinto, detto.
Il suo profumo è forte e chiaro, ora come prima. Sta in tutte le vite che ha cambiato, in ogni cosa che ha creato, negli insegnanti che ha formato, nelle Humaniversity e in tutte le scuole che ha aperto, nelle sue meditazioni e nell’amore di tutti coloro che te ne parleranno. Le persone di questo stampo lasciano così tante tracce con il loro effluvio che continuano a vivere ben oltre il proprio corpo.
 
Non posso parlarti di Veeresh. In effetti, posso solo dirti chi era ed è per me. Affermare che è stato un onore incontrarlo, conoscerlo, essergli amico. Che gli sono grato oltre ogni possibile descrizione per tutto ciò che ha portato nella mia vita e per come ha sparso ovunque l’amore per Osho. Che lo stimo per essere sempre stato se stesso, così totalmente se stesso da essere un esempio abbagliante. Che lo ammiro profondamente per non aver mai usato meno del 100% della sua totalità, intensità, passione, creatività, interesse, in ogni singolo istante della sua vita, giorno o notte che fosse.
Potrei dirti che in quel giardino meraviglioso creato dal Maestro, così vasto e pieno di tanti fiori leggiadri, ognuno unico nella sua splendente singolarità, Veeresh è uno dei fiori più belli. Uno di quei fiori che il giardiniere mette in un posto speciale, che guarda con soddisfazione e amore, sicuro che il suo profumo attrarrà centinaia e migliaia di altri semi, di altri viandanti, di altri fiori.
Posso scrivere che, tra tutti quelli che ho incontrato, è stato il fiore più intriso di compassione. Quella vera, non la pietà. Quella che ti permette di sentire, accettare, amare l’altro veramente. La compassione di Osho è arrivata fino a me e a moltitudini di altri trasportata proprio dal profumo di quel fiore. Senza quella compassione, quanta gente sarebbe rimasta fuori dal giardino perché troppo ribelle, troppo diversa, perché troppo fuori di testa o troppo intelligente, perché troppo emarginata? E quanti altri ancora perché stavano cercando proprio quella fragranza, quella qualità, quell’intensità, quell’insegnamento che Veeresh ha creato e stabilito nel mondo? 
Se però tu vuoi sapere chi è Veeresh, allora lascia che te lo dica lui stesso.

“I am a man of Osho. I loved and was loved by many.”
Veeresh, 1938-2015

Ciao Veeresh. Ciao grande discepolo, grande maestro, grande uomo. Ciao, grande amico. Ci mancherai, a tutti. Mancherai a questo mondo, essere unico e irripetibile. Grazie alla vita per aver avuto il privilegio infinito di conoscerti. Queste tue parole sono incise nel mio cuore, per sempre.

 

  • Foto 1: Veeresh alla Osho Circle School nel 2011
  • Foto 2: Veeresh e Arshad nel 2005
  • Foto 3: Veeresh nel 2007 alla School