Psicoterapia Umanistica: le meditazioni sociali

Nel 1994 Arshad ha pubblicato questo articolo, dove intervista la Psicologa D.ssa Dakshina Orsi, della Gautama Multiversity, e Veeresh Yuson, fondatore della Humaniversity in Olanda. Le meditazioni sociali come ponte tra la psicoterapia e la meditazione.
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PSICOTERAPIA UMANISTICA: LE MEDITAZIONI SOCIALI, UN PONTE TRA LA PSICOTERAPIA E LA MEDITAZIONE
Da Freud alla Psicologia del Buddha. Il lavoro su se stessi, tappa fondamentale dell'uomo moderno per arrivare alla meditazione.
Interviste alla psicologa Dakshina Orsi e al fondatore della Humaniversity Holland, Veeresh Yuson
di Arshad Moscogiuri
 
Se io qui scrivo "Celica", vi viene in mente un'automobile? Se, rubando da un grande artista (e amico) contemporaneo, Sergio Messina-Radio Gladio, dico "Gardol", a qualcuno viene forse in mente un famigerato dentifricio a base di questa misteriosa sostanza in auge negli anni '60 e '70? Che delusione, scoprire poi che il Gardol non esiste affatto e che, ciò nonostante, occupa un posto nella nostra memoria, nelle nostre cellule cerebrali! Vi è stato tatuato, assieme a milioni, miliardi di informazioni, condizionamenti, educazione, regole, pubblicità, cultura e quant'altro. E' piuttosto evidente che noi, figli occidentali della cultura moderna, dell'era della comunicazione e dei mass-media,    abbiamo un sacco di cose che ronzano nella nostra testa, infinitamente, inimmaginabilmente di più di quante non potessero averne i nostri simili di trenta, cinquanta, cento, mille o diecimila anni fa. Per cui quando ci si approccia, prima o poi, al termine "meditazione", il nostro approccio è radicalmente diverso da quello, ad esempio, orientale. Non esistono neppure parole, termini corrispondenti al significato di meditazione: Dhyana, in sanscrito, che poi diventa Ch'an in Cina e Zen in Giappone. Termini che significano essenzialmente "non-mente". Nei nostri vocabolari meditazione significa entrare profondamente in ogni possibile aspetto di un pensiero, di un oggetto, una ponderazione. Un sinonimo di concentrazione: focalizzare la propria mente solo su un pensiero, su un aspetto. Oppure contemplazione, una sorta di assorbimento ammirato di un oggetto, di un paesaggio, di un fiore, di una persona; affrontare il pensiero da ogni aspetto. La meditazione non ha nulla ha che fare con il pensiero ne' con la mente, e il fatto stesso che non si abbia una parola che indichi non-mente, la dice già lunga sulla basilare differenza di cultura tra Oriente ed Occidente.

Per cui quando qualcuno ci dice di meditare, ci troviamo ad occhi chiusi senza saper bene cosa fare, vittime dei nostri pensieri, del dialogo interiore; ma questa non è affatto meditazione. Meditazione è, appunto, non-mente: è osservare i propri pensieri senza identificarvisi, non facendo proprio nulla, finché questi -ci si augura- non scompaiano, lasciando spazio al vuoto e al silenzio. In quel silenzio la meditazione accade, in quel vuoto spunta il vero se'. Il punto d'attesa dell'illuminazione, della trascendenza. E' chiaro che per noi, insomma, meditare non è facile; dobbiamo affrontare un problema che è la base stessa della nostra civiltà, il concetto cartesiano di "Cogito ergo sum", penso quindi esisto. Vale a dire: se smetto di pensare, muoio. Avete mai notato? Se vediamo qualcuno che muove continuamente una gamba, anche quando è seduto, magari sdraiato, pensiamo quantomeno che costui abbia qualcosa che non va, che non riesca a rilassarsi. Ma se conosciamo qualcuno che non smette mai di pensare, che quando guarda un tramonto pensa ai conti da pagare, che passeggia sotto la luna e rimugina i suoi sogni, che non riesce a trovare un momento per restare ad occhi chiusi, senza nulla da fare - allora non facciamo una piega. Perchè così facciamo anche noi, perchè se qualcuno ci dice di non pensare, crediamo di poter venire manipolati da chissà quali forze oscure, abbiamo paura. Al contrario, alla base del concetto di meditazione c'è l'assioma "Non penso, quindi sono"; sono veramente me stesso, ritrovandomi al di là del mio sistema di credenze, educazione, moralismo, concezione di se', limiti e idee, aspirazioni e idealismi. Non sono costretto a pensare quando non ne ho bisogno, come non sono costretto ad usare le gambe quando non cammino: posso cercare di lasciarmi andare, di essere un testimone di quanto accade dentro di me, abbandonare le resistenze che ritrovo anche se sono solo con me stesso. E non che pensare non sia utile: sarebbe bello pensare quando se ne ha bisogno, usando la mente come un meraviglioso strumento a nostra disposizione, come le braccia, le gambe, gli occhi. Non diventare noi stessi strumenti della mente.

Quando pertanto ci avviciniamo alla meditazione, dobbiamo avere l'umiltà di riconoscere il bisogno di un primo passo: l'autoconoscenza, la conoscenza dei nostri meccanismi, dei meccanismi dell'inconscio collettivo, delle nostre paure, dei blocchi, delle repressioni, di tutto ciò insomma che ci ha fatto avvicinare alla meditazione: l'esigenza di un qualcosa di più, qualcosa al di là di quanto abbiamo finora sperimentato. Significa conoscere la propria mente, passare attraverso le proprie emozioni. Questo per noi non accade naturalmente nel processo della vita: dobbiamo scegliere di intraprendere questa strada. C'è bisogno di fiducia, in nessun altro che se' stessi; ma siamo così abituati a dubitare, ad un approccio scientifico ideale per rapportarsi con quanto di oggettivo ci si presenta, che non riusciamo a lasciar andare questa attitudine in un approccio a noi stessi, soggettivo. Come dire che ci facciamo paura da soli, ci spaventa conoscerci, capire i nostri stessi bisogni, comprendere quelli che sono i nostri schemi essenziali di funzionamento mentale, di vita. Quando si parla di conoscenza della mente, si pensa alla psicologia; ma la psicologia, grazie al cielo, non è solo Freud. Probabilmente la prima psicologia nasce assieme agli eserciti organizzati, cioè millenni fa: una psicologia al contrario, che faceva, anzi che fa di tutto per ridurre l'uomo ad una macchina, senza consapevolezza, senza emozioni: altrimenti non sarebbe facile infilzare con una lancia, trafiggere con una spada, premere un grilletto, lanciare gas tossici, sganciare bombe atomiche. L'essere umano viene sapientemente adattato alla macchina da guerra, obbediente e senza possibilità critiche ne' individuali. Ufficialmente invece la psicologia nasce con Sigmund Freud il quale però, bisogna proprio dirlo, non aveva una concezione dell'essere umano molto confortante: supponeva una natura "perversa e polimorfa", credeva fosse necessario dominare i propri istinti e i propri impulsi. Il suo lavoro mirava a vivere meno peggio, non al meglio, e come la psicologia "nera" dei gerarchi militari è funzionale all'inserimento dell'uomo nella macchina da guerra, così quella freudiana lo è all'inserimento dell'uomo nella macchina sociale. 

Verso la fine degli anni '50 una serie di studiosi iniziò a distaccarsi dal pensiero freudiano classico, prendendo in considerazione non solo la mente, ma l'essere umano nella sua totalità, i suoi bisogni, il corpo, l'energia. Carl Rogers, Fritz Pearls e Abraham Maslow furono i pionieri della nuova tendenza della psicologia, che chiamiamo psicologia umanistica. Questa si è sviluppata poi in molte branche differenti tra loro e oggi buona parte del lavoro "new age" o "alternativo" ha qui le sue origini, trova fertile terreno negli studi di Reich sulla sessualità e sull'orgasmo riflesso o in quelli di Lowen sulla bioenergetica. Alla base della psicologia umanistica c'è lo studio del potenziale umano, partendo dal concetto che ognuno ha dentro di se' un enorme potenziale che chiede solo di essere sviluppato. Rogers infatti concepiva la figura dello psicologo non come terapista ma come facilitatore, colui che poteva aiutare un soggetto a sviluppare appieno le proprie potenzialità inespresse. A Maslow va invece riconosciuto di essere stato il primo a focalizzare la sua attenzione non sulla patologia della psiche, bensì sullo studio di individui di successo, psichiatricamente sani. La mira si stava spostando in alto, secondo una visione ottimista, creativa, che ha trovato poi il suo naturale apice nella Psicologia del Buddha.

"La Psicologia del Buddha enfatizza in pratica il concetto base della psicologia umanistica, di quanto cioè affermava Rogers dicendo che ogni essere umano porta il potenziale della propria realizzazione dentro di se'. Durante gli anni '70 in India, attorno all'Ashram di Osho Rajneesh, si riunirono i terapisti d'avanguardia di tutto il mondo, e prese vita quella branca della terapia umanistica che si definisce Psicologia del Buddha. Osho ha ridefinito il concetto di Rogers, affermando che ognuno ha dentro di se' un vero e proprio Buddha, un essere pienamente realizzato, un illuminato". 

A parlarne è la dottoressa Dakshina Orsi, psicologa, Humaniversity Terapist, che da anni lavora in centri e istituti per la crescita umana. "La Psicologia del Buddha parte dal principio che la terapia, il lavoro su di se', è solo un primo passo, un'operazione di pulizia, per arrivare alla meditazione. Una pulizia dai condizionamenti per riportarsi al proprio se più naturale, autentico, spontaneo." Lo studio della psiche si avvicina dunque alla ricerca del se', all'essenza della ricerca spirituale, come contemporaneamente la scienza si è andata avvicinando alla religiosità e ai più alti concetti filosofici. Dalla Psicologia del Buddha sono nate le Multiversity, ovvero delle scuole esperienziali olistiche che comprendono lavoro di terapia, meditazione, corpo, arte, esoterismo, e in Olanda la Humaniversity di Egmond Aan Zee, a due passi da Amsterdam. "La Humaniversity Terapy si basa sulla visione di Osho, ed è il lavoro portato in Europa da Veeresh Yuson. Nella mia personale esperienza"- continua Dakshina - "è la terapia che anzitutto ha trasformato la mia vita, la mia persona, in un anno e mezzo di lavoro su di me. Quello che amo è che è una terapia estremamente diretta, intensa, e anche...divertente. Lavorare come Humaniversity Terapist mi autorizza a sviluppare completamente le mie aspirazioni; è una scuola che ti mette a disposizione una vastissima serie di strumenti attraverso i quali puoi lavorare su di te, e al tempo stesso mostra come andare al di là delle tecniche, seguendo il tuo intuito, il tuo cuore, usando l'amore quale strumento principale per permettersi di aprirsi, andando oltre limiti o credenze." Dunque la psicoterapia diventa un passaggio funzionale alla crescita del se', verso la meditazione. Ma, esordivamo in questo articolo, il concetto di meditazione è piuttosto vago per noi occidentali; in particolar modo tutto si ritiene che la meditazione possa essere fuorché divertente. L'immagine-stereotipo è quella di una persona da sola, in silenzio, magari al buio e in una caverna, lontana dal mondo. Se da questa prospettiva può essere forse allettato qualcuno, la maggior parte invece la respinge: ha l'aria triste, solitaria... E' sempre e comunque uno stereotipo: la meditazione non arreca certo tristezza, ne' presuppone un distacco dal mondo, una rinuncia. Eppure, vivendo nel mondo in cui vivo, molto spesso ho avvertito, in particolar modo dai giovani, una reazione di istintivo rifiuto, o forse di postponimento, della meditazione: va meglio più in là negli anni, quando hai già fatto le tue esperienze... Veeresh Yuson, co-fondatore della Humaniversity Holland, è sicuramente uno di quelli che Gurdjeff avrebbe definito "uomini eccezionali"; un passato di quattordici anni da tossicodipendente per le strade di New York, l'esperienza di recupero alla Phoenix House, l'inizio del lavoro di terapista, l'incontro con Osho in India, il lavoro in Europa, Humaniversity in Olanda, il recupero di tossicodipendenti, il lavoro negli ospedali psichiatrici, il lavoro con la Psicologia del Buddha, tutto questo non basta certamente a descriverne la fragranza, il cuore, l'instancabile energia creativa. Veeresh ha creato decine di meditazioni, sperimentandole negli anni in centinaia di gruppi esperienziali e maratone, e a lui abbiamo chiesto se ritiene che ci sia oggi bisogno di un ponte tra la stessa psicoterapia e la meditazione.


"E' necessario - afferma Veeresh- un ponte tra la psicoterapia e la meditazione, perché la psicoterapia è interessata principalmente ai perché (why) e ogni risposta porta inevitabilmente a un altro perché; e, qualsiasi sia il metodo, rimarranno sempre dei perché ai quali non si può rispondere. La meditazione invece non è interessata al 'why', ma allo 'whao!' La psicoterapia è interessata a riaggiustare l'individuo per riportarlo alla società. Il risultato finale della meditazione è invece prendere del tempo per te, apprezzare chi sei e la vita che stai vivendo. A questo punto, i perché vengono dimenticati. La psicoterapia è un buon gradino, quello finale deve essere la meditazione. Noi (alla Humaniversity, ndr) stiamo creando un ponte con le meditazioni sociali: la meditazione è di solito un processo interiore, che ti porta dentro di te; la meditazione sociale è usare l'altro per scoprire chi sei tu, è portare la meditazione nella piazza del mercato, nella società, così che ognuno possa apprezzare se' stesso e gli altri".
 
Whao! Un suono di gioia, di beatitudine; usare l'altro per scoprire chi sei, interagire attivamente, dinamicamente, farsi da specchio. Non concetti, ma esperienze. E' scoprire che siamo tutti relati, interdipendenti, è andare alla scoperta di se', oltre i propri limiti, anche in maniera divertente, sociale. Il viaggio interiore non richiede di escludere il mondo esteriore; inizia piuttosto quando tra i due mondi non si crea una divisione - io e l'altro - ma una fusione. Siamo nati da un mondo fatto di buio, solitudine e silenzio; nel grembo delle nostre madri, questo era ciò che conoscevamo, ma ora attorno a noi ci sono luce, vita, suoni. Non serve negare questa realtà per iniziare a meditare, per il viaggio interiore, per tornare a quel silenzio; occorre piuttosto accoglierla dentro di se' con tutto ciò che comporta: cioè prendersi la responsabilità di creare una vita dove le tue relazioni siano uno strumento di crescita reciproca; amicizie, amore, supporto, intimità, celebrazione, passando per le tue emozioni, le tue paure, i tuoi desideri. Condividendo il tuo pianto e la tua gioia, potendo dare e ricevere quell'amore che è il nostro bisogno fondamentale e insoddisfatto. A questo punto, partendo dal tuo benessere, dalla tua integrità, dal tuo equilibrio tra dentro e fuori, tra maschile e femminile - la meditazione può anche accadere...