Sudati per amore

Un articolo del 1998 di Arshad, pubblicato su Re Nudo. Riguarda l'esperienza del cerchio e dell'Inipi.
La riproduzione totale o parziale del testo è consentita previa citazione delle fonti (Osho Circle School) e dell'autore

SUDATI PER AMORE
articolo di Arshad Moscogiuri

Asfissia creativa totale da richiesta di articolo. E' già successo, ma stavolta è peggio: "Arshad, pubblichiamo un pezzo sul tuo lavoro con la Sweat Lodge nei gruppi…" 
Vaglio velocemente le seguenti opzioni: 
a)    chiamo Re Nudo e gli chiedo di farmi delle domande, perché non so da dove cominciare, ma la scarto perché se no pare che me la tiro troppo e io voglio farci la figura del modesto 
b)    fingo un'intervista da solo, ma la cestino altrimenti divento schizofrenico oltre che ridicolo 
c)    parlo in terza persona, e canalizzo che Arshad è probabilmente in panico 
d)    stop al panico e sto appunto scrivendo. E che scrivo? 
Dunque: nonostante sia romano di borgata, conduco workshop che comprendono l'uso dell'Inipi, o Sweat Lodge, ovvero la Capanna Sudatoria della tradizione Lakota dei nativi americani. 
Malgrado la stessa parola mi risulti poco gradita, questo lavoro ha attinenza con quello che chiamiamo sciamanesimo. 
Nonostante i malgrado, tutto ciò mi piace. 

Eppure tutti i malgrado hanno un senso; dentro di me ho sempre associato, e da qualche parte continuo a farlo ancora, lo sciamanesimo a qualche cosa di oscuro, pesante, assetato di potere, con 'sti sciamani brutti, secchi e malati. Solo l'aver incontrato nella mia vita un Maestro come Osho ha reso possibile vedere la luce nell'oscurità, ed approcciare le energie connesse allo sciamanesimo con la leggerezza della celebrazione. 
Si ha paura di ciò che è potente, al di là del fatto che questo sia buono o cattivo per noi. Abbiamo avuto paura del fuoco perché ne percepivamo la potenza senza poterne gestire l'uso. Poi, conoscendolo, abbiamo trasformato la nostra paura in rispetto. 
Non conosco lo sciamanesimo, ma un po' di paura si è trasformata in rispetto. Rispetto per sacralità e riti di arcana memoria, la cui potenzialità non è legata ad alcuna etnia ne' tempo, ma alla chiave del cuore che rende sacro ciò che è vivo e rende vivi rituali sacri. 
Siamo in giorni nei quali molti mezzi e strumenti ritornano alla luce per contribuire al nostro processo di crescita. Un processo del quale Osho si è reso interprete in tutto il suo lavoro, fornendo la chiave di lettura per riportare in vita intere religioni seppellite dal peso dei loro parassiti e cavalcando un'onda energetica gigantesca, quella di questa nostra nuova era, uno tsunami spirituale in pieno innalzamento. Su quest'onda ovunque rispunta, tra mille flutti, anche lo sciamanesimo, nonché le stesse Sweat Lodge: e questo è un gran bene per Madre Terra. 

Essenzialmente l'Inipi, che è il nome Lakota per Sweat Lodge e che significa "nascere ancora", è un luogo sacro considerato l'utero di Madre Terra; entrarci, pertanto, è buono sia per gli uomini che per il Pianeta. Al di là di qualche punto fondamentale in comune, ognuno dei portatori credo conduca gli Inipi a proprio modo, non solo tra i non-nativi; forse è sempre stato così, comunque è positivo che lo sia ora, in una fase di grande rielaborazione delle conoscenze esoteriche. 
Ho chiamato ciò che porto Osho Inipi Circle anche per creare più chiarezza: 
Osho è appunto il mio Maestro, e i workshop comprendono il suo lavoro e la sua visione (o meglio è dire viceversa); Hueyo-Heyampa Aikyshila, Grande Padre dell'Est: è questo il nome dei Lakota per Osho, che sapevano benissimo chi fosse prima ancora che fosse noto al mondo. 
Inipi è la capanna sudatoria della tradizione Lakota, che è quella alla quale faccio riferimento; 
Circle è il cerchio, ovvero il vero luogo della guarigione, dove tutti siamo egualmente ognuno sciamano di se' stesso, dove fluisce l'amore. La Sweat Lodge rappresenta solo una parte del lavoro, in fondo è la scusa per creare il cerchio e permettere che la magia del cuore accada. 

Assodato dunque che non si sta a cuocere per giorni, bisogna pur dire che dentro una Sweat Lodge, per definizione, ci si suda. Si tratta di un rituale molto antico e che viene anche considerato estremo, per certi versi, in quanto include un coinvolgimento fisico in una situazione di calore e buio. Ma il punto è tutto qui: portare luce nell'oscurità, rendere chiaro l'occulto. Nella sua concezione l'Inipi (e non l'Osho Inipi, ma l'Inipi in se') non è una sfida, ma un atto d'amore; non si entra nella capanna per resistere al calore o per sopportarlo, bensì per riconoscere nel caldo un amico, un alleato, un amante. E' un atto del cuore, non un gesto del potere. Questo cambia radicalmente le cose, e l'atto estremo diventa grande occasione di confronto con se stessi e il Mitakuye Oyasin, il "tutte le nostre relazioni" che si ricorda entrando e uscendo dall'Inipi. Le nostre relazioni con ogni cosa, che vediamo e non vediamo, che conosciamo o che ignoriamo. Ci rimettiamo in relazione con noi stessi, con gli altri, con il Pianeta e con il Mistero, e lo facciamo grazie all'alchimia dell'amore. 
In realtà mi sento molto onorato di poter condividere l'Inipi - così come la Pipa e altri doni per i quali continua a crescere la mia gratitudine per la nazione Lakota, per il mio tramite Sudhiro Coyote, e di poterli usare in sintonia con la frequenza di Osho e di quest'Era. Tutto quello che accade ogni volta è talmente prezioso: guarigione, guarigione d'amore; verità e tanta gioia, celebrazione. 
E più che la Sweat può il Cerchio, ovvero uno stare insieme che riscopre il sapore della fratellanza e della sorellanza, l'umiltà di stare con il cuore più vicino alla Terra, un approccio d'amore e di rispetto, la chiave dell'ironia e quella della meditazione. 
La sensazione è di tornare su una strada di piacevole magia naturale che già conosciamo, ma con un po' di luce in più, con qualche nuovo strumento di supporto. 
E' una grande ferita, quella che ci siamo inflitti con la nostra graduale separazione dalla Terra e da tutto ciò che ci circonda, dal cielo e dalle stelle, dagli alberi e dagli animali, dagli altri fino ad allontanarci sempre più, inevitabilmente, anche da noi stessi. 
Il grande valore di un Maestro è quello di riportaci a noi stessi; con questa focalizzazione, il valore di rituali sacri è quello di specchiare la nostra intrinseca sacralità anche nella Natura, negli altri, nel mistero. Nel Wakan Tanka, nel Grande Mistero, il mistero sacro dell'Esistenza. Il Wakan, il sacro, nel cerchio si muove con la verità dei cuori; quella che i nativi americani chiamano la buona strada rossa, che corre diritta. E' stupendo rendersi conto che non sono solo parole lette su Tex, ma che funziona proprio così; e che funziona. 

Fortunatamente, la conseguenza di tutta questa sacralità è fondamentalmente la gioia, la celebrazione; altrimenti sai che palle! Tutto il giorno tra Metakuye Oyasin, Oka, Wakan Tanka e Pila Maya rischi di prenderti troppo sul serio e di volere un cerchio tutti per mano anche alle riunioni condominiali. 
Ma non c'è il modo di credersi dei pellerossa; al mattino la meditazione dinamica ci chiarisce le idee, in attesa di entrare a meditare, quando sarà sera, stavolta nell'utero di Ina Maka, Madre Terra. Una meditazione di quattro stadi, uno per ogni direzione, portando nel centro dell'Inipi le pietre arroventate nel cerchio del fuoco. L'acqua danzerà il suo canto del vapore, e moriremo un poco per nascere ancora dal ventre caldo e umido della Madre. Quando usciremo, anche stavolta, i nostri volti non saranno più gli stessi, o forse saranno solo un po' più veri. 
La notte è stellata e il grande fuoco, esausto, illumina occhi accesi all'ascolto di un solo respiro. 
 
PS: ho riletto tutto, e se non fosse perché sono già in assoluto ritardo, chissà quante volte lo farei daccapo. E' difficilino sia parlare del proprio lavoro rimanendo obiettivi che parlare di sciamanesimo sperando di risultare credibili. Conscio già in partenza della vacuità del verbo in simili frangenti, speravo di aggrapparmi a qualche foto scattata qua e là nei gruppi per l'invio di messaggi non verbali che aiutassero a descrivere l'Osho Inipi Circle. Superfluo dire che c'erano le macchine fotografiche e i rullini, ma che non c'è neppure uno straccio di foto: non s'è mai trovato chi si ricordasse di usarle. 
 
PPS: Dieci anni dopo (2008, ndr), quando i rullini non servono più, qualche foto ce l'abbiamo...